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Lafayette Park: la concinnitas del Moderno

Architettura e Città in un grande capolavoro del ‘900 di Razionalismo realizzato

Articolo per la rubrica "L'architettura dopo la Storia" per "il Quotidiano del Sud"

Pier Giuseppe Fedele | Domenica, 24 Gennaio 2021

«L’essenza è in sé una volontà, un amore che esaurisce il mondo nel senso che non può aver nulla all’infuori di sé in quanto essenza; ma la sua natura tende ad altre volontà, ad altri amori, ad essa sygghenés [consanguinei, dello stesso ghénos]»: questa affermazione di Colli del 1938 potrebbe essere vista come descrizione esatta del rapporto che vige tra architettura e città, relazione per la quale le architetture, nel definire sé stesse, vanno definendo la città. Una teoria che ha trovato valore emblematico nel progetto del quartiere residenziale Gratiot/Lafayette Park, elaborato per la città di Detroit-Michigan-USA nel 1956 dai “due Ludwig” dell’architettura (Dal Bo, 2010), i due maestri tedeschi Ludwig Hilberseimer e Ludwig Mies van der Rohe. È nel termine ‘amore’ – apparentemente fuori luogo se non lo si pensa in senso filosofico - che risiede quanto è messo in forma nel Lafayette Park, amore inteso come armonia tra gli opposti o, per utilizzare, non a caso, un termine albertiano, come concinnitas: «ordinare secondo leggi precise le parti che altrimenti per propria natura sarebbero ben distinte tra loro, di modo che il loro aspetto presenti una reciproca concordanza» (Alberti, 1485). È lo stesso Hilberseimer a indicare l’oggetto della ...

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