Articolo per la rubrica "L'architettura dopo la Storia" per "il Quotidiano del Sud"
Anche in architettura, come in ogni operare estetico, la forma è il risultato e mai l’obiettivo. La forma è, metaforicamente, una maschera che nasconde la ragione dell’edificio; eppure è maschera che non inganna, quando manifesta con chiarezza e precisione la logica che la sostiene. La perdita del centro – caratteristica strutturale del nostro tempo – ha frantumato i linguaggi dell’architettura, producendo micrologie linguistiche che, con la complicità fuorviante della tecnica, ha finito per mettere in discussione la natura e il senso del fare architettura. Il linguaggio è «fatto a pezzi, in pezzi così piccoli da essere diventato del tutto inutilizzabile». Giorgio Grassi (classe 1935), dagli anni ’60 tenta una rifondazione dell’architettura, sempre più maschera senza volto, coniugando Ragione – nella sua forma di logica - ed Esperienza – così come condensata nella tradizione della manualistica di architettura di tradizione illuminista. Egli rintraccia nel concetto di ‘tipo’ architettonico la possibile dimensione scientifica della composizione architettonica: il tipo «rappresenta quasi l’essenza dell’architettura intesa come traguardo» (La costruzione logica dell’architettura, 1967). Che cosa è il ‘tipo’? Il tipo è la ...
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